dal 9 al 28 novembre 2009
Opere di Marina Buening, Fabio Castellano, Maziar Mokhtari, Isabella Nurigiani
A cura di Tiziana Musi

Berlino 1989: un muro, IL MURO è caduto. Il fragore della caduta ha risuonato per anni, ha aperto prospettive nuove e innescato capovolgimenti sociali e politici assolutamente inaspettati, i residui di quel muro hanno lasciato tracce ovunque. Quel crollo che sembrava aver aperto un nuovo periodo di pace in nome della democrazia e del riconoscimento della libertà come fondamento della persona ha determinato nuove e più profonde fratture. Altri muri sono stati innalzati in nome di una presunta appartenenza di identità, che ha posto in crisi ancora una volta il tema delle libertà individuali e della dignità dell’essere persona: è su questo esito devastante che gli artisti presenti in mostra si interrogano al di là di appartenenze culturali e sociali. Marina Buening, artista tedesca che in prima persona ha vissuto l’esperienza in Germania, si interroga sulle barriere d’acqua che separano oggi il sud del mondo dall’Occidente, Fabio Castellano utilizza la parola dei grandi della politica come monito verso l’umanità, Maziar Mokhtari, artista iraniano attraverso il video recupera il tema del muro come barriera sociale, Isabella Nurigiani con il suo muro di bambole racconta della reclusione dell’essere umano e del sacrificio della sua libertà come il risultato più devastante dell’innalzamento dei muri.

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